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Tante forme di #guadagno-online per riuscire a trovare la vera formula.Uno sguardo al passato per vedere il futuro: dall’e-commerce al blog.

e-commerce, guadagno online

Durante il corso degli anni, ho visto il boom di molteplici sistemi di #guadagno-online-da-casa.

C’è stato il periodo degli e-commerce, una fattispecie di centri commerciali online. Molti gli iscritti, che naturalmente dovevano pagare una somma al mese per poter usufruire del materiale messo a disposizione e del corso offerto per migliorare capacità di vendita, di comunicazione con i clienti.

È arrivato poi il boom dei sondaggi, che al momento dell’iscrizione garantiscono buoni guadagni, ma non sottolineano che un sondaggio dura in media 15 20 minuti e che guadagni al massimo pochi centesimi.

L’era dei Pay to click, prettamente americani. Ore e ore davanti al pc, a cliccare pubblicità della durata di 30-60 secondi per guadagnare si e no 0,01€ a click. Da far venire il capogiro! Dopo ave cliccato numerose pubblicità, ci si sentiva talmente stralunati… in trance!

Sempre dall’America, è giunto fino a noi un periodo abbastanza remunerato, il Pay to write e il writer free lance. Pay to write, esattamente vuol dire pagato per scrivere. La maggior parte, erano in lingua inglese, insostenibile per chi non conosce la lingua, i guadagni arrivavano, ma bisognava far loro una pubblicità sfrenata. Il problema per un italiano, era il pubblicizzarlo, soprattutto se la maggior parte delle sue conoscenze non “masticano” l’inglese. In Italia, abbiamo avuto una grande esperienza con Wikio, che commissionava articoli ben pagati. Sfortunatamente, troppi articolisti e pochi articoli… Come Wikio, ci sono altri portali, ben paganti, qui in Italia. Quelli rimasti, proprio per evitare un accumulo di articolisti, spesso all’acqua di rose, sono più selettivi nelle scelte e nella valutazione degli stessi articoli. In qualcuno è lo stesso commitente, colui che richiede l’articolo, a dare un giudizio e a richiedere le dovute correzioni.

Il writer free lance, generalmente scrive articoli liberi, non sotto ordinazione, li pubblica sui siti specializzati in questo settore e deve scongiurare che qualcuno sia interessato al suo articolo…

Il grande boom del momento sono i #Blog. Ci si è buttati a pesce, con la speranza di forti guadagni. Le prospettive ci sarebbero tutte, basta vedere la grande ascesa di #Overblog, che in poco tempo ha fatto strada diventando #Overblog-Kiwi,, lanciando il suo beta in inglese, in America, dove ha avuto grosse credenzialità da bloggers di grande fama e stima. Si vedrà a giorni anche in Italia, con il suo vero e proprio exploit a settembre.

Unico punto interrogativo tra i bloggers italiani, rimane ancora la fonte di guadagno.


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Esiste infatti una netta differenza tra il blog americano e quello italiano. Esiste una visione diversa. In America, difficilmente si vedono pagine inondate di pubblicità, per il semplice fatto che il loro guadagno non arriva dai click pubblicitari, ma dalla sostanza dello stesso articolo, da quante visite uniche si hanno, da quanto vero valore viene dato al blog dagli utenti. In Italia, accade esattamente il contrario, e forse, proprio per questa ragione, spesso ci si dedica molto poco a scrivere articoli di vera sostanza, articoli che insegnino veramente, o che facciano parlare di se. Altra grande differenza sostanziale e la forma di condivisione nei social. In America viene usata in particolar modo Twitter. Non si può negare che qui, è quasi obbligatorio cliccare prima di condividere. In Italia si predilige Facebook, ma col fatto che compare l’immagine e la piccola introduzione, ci si ritrova con una marea di “mi piace”, senza che nessuno abbia letto o mai aperto il blog in cui è inserito. Morale della favola: pochissimi utenti unici.

Se si riuscisse a cambiar la mentalità nei confronti del blog, a vederlo come punto informativo, probabilmente, si riuscirà, col tempo, a far crescere il proprio blog e a poterlo considerare un lavoro sotto tutti i punti vista.

Asta luego!

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2 commenti

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