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Un amaro sorriso

donna voltoQuel sapore d’impotenza di fronte alla vita, quell’amaro in bocca che ti perseguita da tempo, al quale non riesci a sfuggire, non puoi sfuggire. Qualsiasi cosa cerchi di fare, sembra inutile, non ti appaga, anzi ti scoraggia, ti atterra come se fossi un pupazzo di neve sotto il sole cocente dell’estate che sta per finire.
Quella vogli di urlare, scappare, sfuggire a un destino predestinato.
Quel senso di nausea causato dall’incompletezza della propria vita; dal fatto che si è pienamente consapevoli che manca qualcosa, ma non si sa che cosa.
Guardavi la tua immagine riflessa nello specchio, l’ennesimo specchio andato in frantumi e ti chiedevi se per caso, la causa del tuo vuoto non fosse proprio la rottura di quello specchio.
Tu, che non credevi, nel modo più assoluto, alla sfortuna, ti sei ritrovata  a pensare che poteva esserne, in un qualche modo la causa.
Ridicolo!
Eppure, in quel momento, mentre la tua immagine appariva frastagliata, davanti ai tuoi occhi, l’idea, non ti appariva per niente assurda!
da che la tua memoria aveva ricordo, non ti veniva in mente nessun periodo abbastanza lungo della tua vita, veramente felice.
Dicono che si raccoglie ciò che si semina. E ne eri convinta.
Non ti veniva, però, in mente, cosa avevi seminato fin da piccola, di così avariato, da meritarti una vita tanto avariata.
Certo, oggi come oggi, tutti hanno dei problemi, tutti hanno un qualcosa di cui lamentarsi, oggi. E ieri? E il giorno prima ancora?
I tuoi occhi, riflessi sui quei pezzi di specchio, si erano moltiplicati, quasi a volerti scrutare, quasi a voler trovare dentro di te, la risposta ai tuoi perché. Ti guardavi e ti guardavano dentro. Sentivi il cuore che batteva all’impazzata. Ti metteva quasi soggezione il sentirti scrutata da te stessa, strano!
Allungasti una mano, nel vano tentativo di sfiorare e accarezzare quel volto riflesso, nel vano tentativo di farti una coccola.
Una goccia rossa cadde sulla console. Rosso fuoco. Nessun dolore ti aveva preannunciato quella goccia. Lo specchio ti aveva dato, in un ceto senso la risposta. Pareva ti volesse dire che non meritavi neanche una carezza virtuale.
Istintivamente hai portato l’indice alla bocca e quasi avidamente succhiati il sangue che ne fuoriusciva, dolciastro, caldo… Che strana sensazione di benessere!
Un sorriso t’illuminò il viso. Ti vennero in mente i numerosi filmetti di vampiri che tua figliastra ti obbligò a seguire anni addietro.
Sarebbe stato veramente comico scoprire che non si trattava di filmetti, ma di pura realtà e che tu facevi parte di quella realtà.
Che pensieri balordi!
Eppure ti sembravano l’una cosa veramente sensata in quel momento.
Basta pensare ai problemi, basta pensare a cose serie, BASTAAAA!
Volevi cambiar vita, volevi un’altra vita. Fosse facile!
Quante cose, quante persone t’imponevano di continuare. Quanti rospi amari dovevi ingoiare, Sapevi che sarebbe stato così.
Potevi forse lasciare tuo figlio alle sue decisioni da ribelle? Potevi forse abbandonare i tuoi genitori ormai vecchi? Per andare dove?
Il tuo destino era lì, fra quelle quattro mura opprimenti, che già da tempo non sentivi più tue.
Il tuo destino era quello di guardarti in uno specchio rotto, rotto proprio come la tua vita. E avresti continuato  a ingoiare rospi, per giungere ai tuoi 80 anni e decidere di chiuderti in te stessa, per non soffrire. Mostrando una piccola ruga, intorno alla bocca, simile a un amaro sorriso e far credere agli altri di essere finalmente felice
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