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Viaggio nel mondo degli uomini-bimbo Sumo #1

67124610Continua la sezione dei racconti senza senso! Un modo come un altro per uscire dagli schemi, per allontanarsi dalla realtà sempre più oppressiva, per dimenticare i problemi di tutti i giorni. Un non senso irreale in una vita di non senso reale. Bozza di zzarkino.

Dopo l’esperienza con C a casa sua, M decise che aveva uno scopo nella vita, quello di propagare dolcezza tra le persone sole, tra coloro che cercavano di rendersi visibili con la forza, con l’arroganza, con la prepotenza.

Iniziò così il suo lungo viaggio in quel mondo strano, senza senso, in cui gli uomini sembravano non essere mai cresciuti. Nonostante adulti, nonostante arroganti, lottatori di sumo, portavano ancora il pannolone. Non riusciva a capirne la ragione, ma dentro di se, capiva che lo avrebbe capito molto presto.

Probabilmente era la soluzione di tutta la malvagità che aleggiava in quel mondo così strano!

La lotta con C, le aveva fatto capire che per essere veramente forte, non servivano armi.

Prima di partire, portò suo figlio da sua madre, infilò alcune cose nel vecchio zaino e si mise in viaggio.

Non conosceva la sua destinazione, non volle neanche servirsi di nessun mezzo di locazione. I suoi piedi le bastavano.

Mentre camminava avvolta dai suoi pensieri, in un sentiero che pareva portasse al paradiso, sentì una fragorosa risata. Si fermò di colpo. La boscaglia impediva la visione, ma si rendeva conto che non proveniva da molto lontano. Con passo lento proseguì il cammino. D’improvviso si trovò di fronte due uomini-bimbo, lottatori di sumo.

La loro puzza di stalla lasciava intendere che odiavano acqua e sapone. Avevano un’aria per niente amichevole e le barravano la strada.

M capì che non sarebbe stato facile continuare il suo cammino.

Il più grosso dei due fece un passo in avanti e con un sogghigno disse: – Dove vai bella bimba? E dicendo ciò si leccò il labro inferiore. I suoi occhi parevano infuocati, carichi di libidine…

M era terrorizzata, avrebbe avuto speranze con due esseri così enormi?

Si accorse che alla sua destra dietro alla boscaglia, scorreva un fiume, sarebbe stato la sua via di scampo, visto che il sentiero era sbarrato dai due colossi.

Lentamente, con gli occhi fissi sui due, per non perderli di vista, iniziò a spostarsi verso la sua destra.

Ma.. – Dove credi di andare puttanella? Frignò il secondo, e a passo svelto, per quanto concessogli dalla mole, iniziò ad andarle incontro.

M, con scatto felino, si voltò in direzione del fiume e iniziò a scappare. Le fronde degli alberi le raschiavano il viso e le strappavano i vestiti, lasciandoli solchi nella pelle che bruciavano. Il fiume era vicino, lo sentiva, ma il tempo che impiegava per raggiungerlo sembrava infinito e i due li aveva sempre alle calcagna. “Ma come facevano?”

Giunse finalmente alla sponda del fiume. Si voltò e si rese conto che i due bellimbusti si erano bloccati, quasi terrorizzati. I loro occhi non erano più infuocati, ma sgranati, come se si trovassero di fronte un fantasma.

M non capiva… cos’è che li spaventava così tanto da bloccarli? Poi un’illuminazione! L’acqua, avevano paura dell’acqua. Ecco perché puzzavano così tanto.

Iniziò a spruzzarli con l’acqua fresca e limpida del fiume. I due colossi, non ebbero la forza di indietreggiare e impauriti, caddero a terra: – Pietà… pietà… Urlavano, piangendo.

Fu a quel punto che M, preso il coraggio a due mani, si avvicinò ai due e chinatasi iniziò ad accarezzare i loro capelli, o quello che ne era rimasto: – Non vi preoccupate cuccioli, non c’è niente da aver paura! La mamma è qui con voi, non vi lascio soli… shhhh! Calma… Bravi, così…

I due lottatori, tanto terribili, sembravano due cucciolotti, pian piano si rilassarono e coccolati dalle carezze di M e dalle sue dolci parole, si addormentarono in un profondo e lungo sonno.

Si alzò lentamente e riprese il suo cammino.

Dopo qualche ora, giunse in un paese, tutto in pietra, difeso da cinte di mura altissime. Per entrare bisognava attraversare un tunnel lungo e buio, che già dall’ingresso incuteva paura. Un lungo sospiro e proseguì. Non sapeva cosa avrebbe potuto incontrare, ormai era pronta a tutto.

Ancora pochi metri, si vedeva la fine del tunnel, delimitato da una luce abbagliante. Man mano che giungeva alla fine, gli occhi le facevano sempre più male e faceva fatica a veder chiaramente.

Ecco, era fuori, ma luce, forte, in netto contrasto col buio del tunnel, non le consentiva di veder il nuovo posto.

Una voce femminile, rocca, la allertò: – Sei tu la stronza che ha offeso il mio maritino?

Di cosa stai parlando? Rispose M. Pian piano la vista riuscì a ristabilizzarsi.

Si trovò di fronte una donna mastodontica, sembrava la fotocopia di C, la donna che le aveva fatto visita a casa sua.

Alta, capelli cortissimi e orribilmente grassa!

Un corsetto nero con i lacci cercava di sottolinearle la vita inesistente, mentre metteva in risalto un seno abnorme, ancor più gigante causa il latte (sicuramente aveva avuto un figlio da poco). La gonna era succinta e cortissima, talmente corta da non riuscire a coprire il grosso sederone e da mettere in evidenza l’assenza di mutandine. Guance rosse di fard e labbra portate all’esasperazione da un rossetto rosso fuoco, mettevano ancor più in evidenza il lardo che contornava il volto della donna. I tacchi, 12 cm alti, la rendevano ancor più alta di quello che era, – Non dirmi che sono nel paese delle sgualdrine? Chiese M. La gente che brulicava la piazza si fermò di colpo. Tutte le attività si fermarono di botto. – Ha insultato la regina!

Oh oh! M capì immediatamente di trovarsi in un brutto guaio.

Senza neanche rendersene conto, si ritrovò la donna addosso. Con la ciccia che sbordava da tutte le parti la soffocava. Non riusciva a districarsi… Il suo zaino cadde di lato e si ricordò che tra le varie cose aveva infilato un paio di forbici. Come meglio poté, lo avvicinò a se e tirò fuori le forbici… con abile scatto, riuscì a tagliare i lacci del corpetto, lasciando la donna col petto scoperto. Il seno straboccò fuori, imponente, finalmente libero dalla tortura… era enorme!

La gente, che prima si era zittita, iniziò a ridere indicando il seno abnorme della donna . Questa, rossa dalla vergogna, al punto tale di contrastare fard e rossetto, s’infuriò ancor di più e si avvinghio ad M, ma mentre cercava di schiacciarla col suo peso si fermò di colpo: – Cos’è questo profumo! Dimmi immediatamente cos’è!Non so cosa intendi! Rispose M. – Cosa nascondi nello zaino? Dimmelo! M si ricordo della merenda che aveva portato con se: dei bignè e una torta di mele profumatissima. Li tirò fuori dallo zaino e con garbo li porse alla regina. Questa, noncurante del fatto che aveva il seno scoperto, si accovacciò a terra, incrociando come meglio poteva le grosse gambe e presi i dolci iniziò a ingurgitarli. Adorava i dolci più di qualsiasi altra cosa. Mentre tirava fuori i dolci, M si accorse di avere il biberon del figlio, si era dimenticata di darglielo. Poteva funzionare, aveva funzionato con C!… Prese il biberon e lo riempì col latte del seno della donna, che non si preoccupava di ciò che accadeva intorno a lei, era troppo presa dai dolci. Riempito il biberon, M lo accostò alle labbra rosso fuoco, della regina. Il latte caldo funse da calmante, e come i due lottatori di sumo, anche la regina si addormentò, rilassata e con un’espressione da bimba.

Aveva vinto anche questa volta e, tra gli applausi della gente, riprese il suo cammino, contenta di essere riuscita nell’intento senza armi e aggressioni.

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6 commenti

  1. great info,,,,,,,,,,,,good

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      ***
      Salve, lei ha pienamente ragione, ho scritto qualcosa a riguardo in passato, ma come il calzolaio va in giro con le scarpe rotte, così io, scrivo buoni consigli e non li seguo 😛 “mea culpa”… Grazie, comunque per gli ottimi suggerimenti che possono essere di aiuto a chi mi segue.

      Rispondi
  3. zzarkino

     /  maggio 22, 2015

    continua il racconto che scrivi benissimo !

    Rispondi

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