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Paura della società, o paura di se stessi

Molte volte mi sento in balia delle cose che mi accadono intorno.
Cose che non hanno niente a che fare con la mia vita, ma che, in un qualche modo riescono a penetrare così a fondo nel mio io, tanto da farmici pensare per molto tempo.

Spesso, basta un film, un semplice film, visto per sbaglio alla tv, per inondare la mia mente di tante domande, di tanti dubbi…

Mi ritrovo così, sola con i miei pensieri a chiedermi se non sia io la persona contorta che, come Don Chisciotte, continua imperterrita la sua lunga battaglia inutile contro un nemico inesistente.
Rincorro, giorno dopo giorno, princìpi, morali, che non riesco a intravedere in altri, se non in maniera apparente, perché, al momento dei fatti, dei veri fatti, nessuno è disposto a sostenere ciò che predica a parole…
Nessuno…
Faccio un esame di me stessa…
Già, tra questi nessuno esisto anche io!
Tutto sommato anche io, in molte cose, non riesco a concretizzare ciò che penso veramente, ciò che esprimo a parole…
Le parole sono una cosa, ma i fatti?
Mi chiedo quindi, in quanti si preoccupano della società, di cosa chiede e richiede la società, e in quanti invece si preoccupano di esprimere chiaramente ciò che sono, ciò che desiderano e portano i propri ideali fino in fondo, senza preoccupazioni, senza rimorsi o rimpianti, consapevoli che possono girovagare nel nulla, soli, additati e giudicati…
E’ veramente obbligatorio dover rendere conto agli altri di tutto ciò che si vuol fare o dire, quando questo può ledere al massimo la stessa persona e nessun altro?

Paura della società, o paura di se stessi?
Forse nessuna delle due, o forse paura di entrambe…
Una cosa è certa per sentirsi liberi di sorridere davanti agli altri, senza sentirsi il dito puntato addosso, ci sarà sempre un grosso divario tra ciò che siamo realmente e ciò che mostriamo…

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