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Maschera al contrario (riflessioni in pillole)

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Una volta ci si lamentava del fatto che nessuno mostrava ciò che veramente era dentro, portava una maschera che nascondeva i suoi malumori, le sue paure, la sua solitudine.
Era sempre la stessa maschera, uguale per tutti, sorridente e cordiale. Oggi vedo maschere al contrario.

Gente che deve sempre e comunque, lamentarsi di qualcosa, perché altrimenti non andrebbe al passo coi tempi di crisi. Persone che, pur fregandosene, si mostrano addolorate per le cause più svariate: animali (ma se ne vedono uno abbandonato in strada si voltano dall’altra parte); sistema sanitario (ma se uno si sente male non chiamano neanche l’ambulanza); aria inquinata (e magari usano la macchina anche solo per fare 2 metri di strada).

Si usa la maschera al contrario, la maschera del dolore per mostrare che ci si interessa, ci si addolora dei problemi altrui.

Ma cosa siamo diventati?
Chi siamo veramente oggi?
E’ triste vedere, palpare il menfreghismo totale. Il sentire l’amicizia di comodo.

E’ triste pensare che potrei trovarmi in strada, sofferente, senza forze per chiedere aiuto e capire che per gli altri sono invisibile, che solo perché non mi conoscono, non si fermano a chiedere se ho bisogno di aiuto.

Scritto da Briccioledinfo

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8 commenti

  1. Urca, altroché! Estesa anche alla classe medica che combina dei guai, molti dei quali irreparabili, perché Il fine non è la coscienziosità, la scrupolosità e la serietà nei confronti dei pazienti ma la totale devozione agli dei delle Case Farmaceutiche.

    Rispondi
    • E del dio denaro! Non frega niente a nessuno di ciò che può accadere all’altro. Stiamo diventando solo dei numeri internazionali, che ci si stima solo dietro alle quinte di un pc, ma poi quando, per strada, nella realtà, non ci si guarda in faccia…

      Rispondi
  2. Hai fatto un’analisi molto precisa. Hai ragione quando ti chiedi chi siamo e cosa siamo diventati.

    r.

    Rispondi

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