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#Riflessioni off topic, forse, non lo so, fate vobis!

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Come tutti, anche io, ogni tanto mi fermo, guardo la mia vita, osservo ciò che ho raggiunto, mi pongo delle domande e traggo delle conclusioni.

In questi anni ho scritto molto, talmente tanto, che a volte faccio fatica a ricordare ciò che ho scritto. Come copywriter, traduttrice, nei miei blog liberamente, senza vincoli. Ho letto anche moltissimi blog, apprendendo nuove cose, ho condiviso…

Ma cosa ho ottenuto da tutto ciò? In senso materiale?
Cosa otteniamo noi blogger da tutto ciò?
Visibilità?
Guadagno?
Lavoro?

Mi sembra di stare dentro a un cerchio ripetitivo, di roteare come il cane che si morde la coda con la speranza che qualcuno gli offra una salsiccia.

Eppure si, continuo a scrivere come se fossi spinta da una forza motrice sconosciuta, invisibile.
Perché?

Cosa spinge il blogger ad avere questa necessità quasi insana a voler continuare a scrivere nonostante si trovi sempre a metà strada senza riuscire mai a raggiungere la vetta sperata?

Gli anni passano, come per me per tutti, aggrappati a  quel sogno non ben definito, quel sogno che rimane in bilico, tra l’essere appagati dal fatto che qualcuno legge ciò che si posta e il sentirsi fermi in quel cerchio chiuso.

Intanto si continua a scrivere, perché è ciò che nel momento che si compie l’azione fa star bene, perché forse è l’unico modo per far sentire la propria voce, urlando in silenzio, tra le righe del proprio blog, la voglia, il bisogno di farsi capire o di capire gli altri.
Si, perché attraverso i commenti, attraverso le condivisioni, riesci a capire anche ciò che gli altri non dicono, riesci a vivere anche quella società che rimane in silenzio e ti piace.

Scritto da Briccioledinfo

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2 commenti

  1. Yaila

     /  novembre 1, 2013

    Conosco bene quella forza motrice, condivido quel sogno. Per quanto riguarda visibilità, guadagno, lavoro… Non lo so. Forse sì, ma intendendo il blog come “mezzo” non come “fine ultimo”, che è un altro tipo di scrittura.
    Mi ha fatto riflettere molto quello che dici, ma è una riflessione tutta personale… Io mi ritrovo, dopo sette anni, a scrivere praticamente “da sola”, ad aver capito che voglio fare della traduzione e della scrittura il mio futuro, ma in realtà – forse – il blog ha terminato il suo ciclo di condivisione e dialogo che intendevo creare sette anni fa e che è stato così almeno per quattro o cinque anni. … Perché in realtà è deserto, ed è come se con lui fosse diventata deserta la mia anima pubblica. Fa male quando ti rendi conto che le visite ci sono, ma che nessuno scrive neanche un “Ciao…”, ma sono giunta a questa consapevolezza: il blog lo scrivo in primis per me, perché serve a me, perché mi fa star bene, perché mi rende possibile tendere una mano al mondo anche quando e anche se il mondo non la prende, per raccontarmi a chi (forse) non vuole vedere o sentire, perché… Perché… Perché ne ho bisogno io, intimamente.
    Non posso negare che però, in passato, scrivere e ricevere commenti in merito a quello che scrivevo (non i commenti della serie “Che bene che scrivi!”, ma quelli fatti di ragionamento e dialogo) mi ha fatto capire tante cose… E crescere. E devo a tutte quelle persone di quel passato se oggi sono la persona che sono. Ecco, il blog mi ha insegnato ad amarmi e che ognuno di noi è speciale per quanti difetti abbia. Mi ha fatto scoprire e conoscere persone che di solito restano nell’ombra della società, ma che mi hanno dato tanto e tanto di positivo, e a cui nel mio piccolo spero di aver lasciato qualcosa di buono.
    L’avevo cancellato giorni fa, ma ho tenuto tutti i post e poi l’ho rimesso online. Sembra niente, ma cancellandolo è come se mi fossi strappata l’anima, e invece tenerlo online mi fa sentire fragile, cosa che in realtà non sono. Solo qualche volta, a piccoli tratti. Però mi serve, accidenti se mi serve! Ci sono giorni in cui vivo delle cose, provo delle emozioni, ho dei pensieri, che ho proprio bisogno di scrivere nel blog! In un diario miotuttomio no, non mi servirebbe a nulla.

    Rispondi
    • E’ quel bisogno di comunicare che purtroppo svanisce , manca nella vita di tutti i giorni, presi come siamo dai nostri impegni, dai nostri pensieri. E’ quel bisogno di farci sentire, di sentirci vivi, di sentire che anche noi esistiamo, non solo per noi, non solo per chi ci “ama”, ma anche per chi non ci conosce. E’ questo bisogno che non capisco. Insoddisfazione? Una volta ci si sentiva soddisfatti per le piccole cose, perché oggi non basta più?

      Rispondi

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