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    Un forte abbraccio alla mia famiglia; a mio figlio, che con le sue "bricciole" (impossibile fargli capire l'errore ), mi ha dato l'ispirazione per il titolo del blog e al mio piccolo cucciolo che vorrebbe già scrivere al pc come la mamma!

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Come possiamo essere sicuri che ciò che scriviamo piace?

Come possiamo essere sicuri che ciò che scriviamo piace?

Quanto ci si deve preoccupare di ciò che vogliono leggere gli altri? Cosa è meglio fare?

Una domanda che ci si pone spesso, sia che si decida di scrivere per un blog, sia che si voglia iniziare a scrivere un libro è: Come possiamo essere sicuri che ciò che scriviamo piace?

Dovremmo entrare nella mente di un numero indefinito di persone!
Voi ci riuscite?
Io sinceramente non sono ancora riuscita a fare miracoli!

Si potrebbe fare una stima, per tentoni, aiutandosi con numerosi mezzi messi a disposizione dal web e vedere quali sono le maggiori richieste fatte attraverso i motori di ricerca.
 Però, in questo caso, dobbiamo essere consapevoli che non saremmo gli unici a scrivere sull’argomento, ce ne saranno tantissimi altri come noi e più bravi di noi che automaticamente acquisiranno maggiori utenti.
Scegliendo questa strada, dobbiamo averealmeno una buona preparazione, o quanto meno, essere certi di poter offrire qualcosa di nuovo, di stuzzicante da poter stupire e invogliare alla lettura il pubblico.

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Stesso “post”… diverse emozioni, nei social come nella vita!

Questa mamma piange…
Chi mi segue, o chi è capitato per sbaglio nei mei blog, si sarà reso conto che scrivo come mangio, penso come mi sento, ma soprattutto, che non seguo una linea precisa.
Insomma faccio esattamente il contrario di ciò che dovrebbe fare un buon blogger (come io stessa ho più volte suggerito su Internet, Social e Blog). Sono forse una “bastian contraria” e da matta che sono, mi piace seguire i miei modi di essere, piuttosto che le linee guida della massa.
E’ proprio grazie a questo mio essere contorta, che sono riuscita, con gli anni, a capire, ad accettare, che siamo diversi, che pensiamo, agiamo e reagiamo in svariati modi pur osservando, subendo, rallegrandosi, disperandosi per la stessa identica cosa.
Ognuno di noi spesso ha delle razioni che possono apparire illogiche, senza senso, completamente contrarie a ciò che è razionale.
Ho visto una madre perdere suo figlio, un ragazzo, giovane, che si stava affacciando al mondo… lei, apparentemente, rideva.
Il giorno che il figlio morì, era impegnata a trovare tra le foto del figlio quella più bella. Lo guardava e sorrideva… Pochi giorni dopo la morte del figlio, si è buttata sui social, condivideva e condivide ricette di dolci…
Solo i suoi occhi, nel profondo, parlano chiaro, esprimono il dolore persistente….
Chi non la conosce, o chi non si è mai posta il pensiero di mettersi nei suoi panni, per paura forse, l’ha mal giudicata “Non è riuscita a provar compassione, neanche per suo figlio…”.
Non so come io riuscissi a vedere ciò che gli altri negavano a priori…In fin dei conti tra me e lei non ci sono mai stati buoni rapporti: idee diverse, età diverse, silenzi assoluti, quasi menefreghismo totale l’una per l’altra. A volte odio!
Ma forse, è proprio vero ciò che dicono, l’odio non è altro che una sfumatura dell’amore…
In quei suoi sorrisi, in quel giorno maledetto, ho visto una madre che cercava di rivivere i momenti più belli vissuti con suo figlio: probabilmente pensava alla sua nascita, ai primi passi, alle prime volte che ha detto la parola mamma, all’emozione della prima comunione e del primo giorno di scuola. Ai trambusti per le prime delusioni d’amore… Avevo la sensazione che volesse ricordare questo, di suo figlio… solo le cose più belle, solo i momenti più dolci… per paura, forse , di soffrir troppo…
***
Ho visto una madre perdere il figlio e disperarsi giorno e notte. Isolarsi dal mondo, chiudersi in se stessa, con lo sguardo perso nel vuoto.
Una madre che non riusciva più a dare un senso alla vita.
Una madre che non trovava più il coraggio di vivere, perché l’ordine delle cose universali non avevano seguito il corso delle regole, perché lei doveva trovarsi al posto del figlio, che aveva tutta una vita da vivere…
***
Stesso dolore… stesso vuoto interiore, stessa maledizione…
Due modi diverso di reagire allo stesso straziante dolore.
Due storie tragiche per cercar di far capire meglio il mio pensiero, con la speranza, forse vana, di far capire che non siamo tutti uguali… siamo buoni, belli, brutti o cattivi, ma tutti, nessuno escluso, abbiamo un cuore, dei sentimenti, viviamo delle emozioni, ed è proprio quelle che dobbiamo sforzarci di cogliere… ma spesso, me compresa, lo dimentichiamo, ci intestardiamo con le nostre ragioni, con le nostre idee pretendendo che siano solo e sempre gli altri a capirci.

IO: matta da manicomio…

È strano come le situazioni della vita ti portino ad avere bisogno di vecchie abitudini.

La mente umana reagisce quasi come se fosse in trans.

 

(altro…)

IO: matta da manicomio…


È strano come le situazioni della vita ti portino ad avere bisogno di vecchie abitudini.
La mente umana reagisce quasi come se fosse in trans.


Ti fa una richiesta precisa e la esige e, non ci puoi far niente.
Morbosamente vai alla ricerca di ciò che ti ha chiesto, senza chiederti il perché. non lo sai e neanche ti importa saperlo!
Lo fai, punto e basta!

***
Era da tempo che non scrivevo tante parole con carta e penna. O Dio! Proprio tanto tempo non direi! Forse un paio di mesi, che per me sono tantissimi. Due mesi lunghi, a scrivere i miei pensieri, le mie opinioni solo attraverso un pc o un touch.
Questa notte sentivo pulsare il disperato bisogno del profumo della carta, della penna, che, lettera dopo lettera, lasciava sulla carta quella macchia, a volte di senso compiuto, altre volte senza alcun senso. Proprio come in questo momento, mentre scrivo velocemente, parola dopo parola, senza pensare troppo, solo per la necessità mentale di poter dire tutto ciò che mi frulla per la testa.
La necessità di scrivere con la penna stretta tra pollice e indice, leggermente appoggiata sul medio, quasi come se stessi scrivendo un diario, come ai tempi del liceo.
Tanto lo so, che quasi sicuramente, domani ricopierò tutto sul mio blog, in “Racconti” o in “Chiamiamole poesie”.
Ricopierò tutto per sentirmi dire che a nessuno importano queste cavolate, ma, ricopierò tutto con la certezza che ciò che ciò che provo in questo momento è la stessa sensazione che hanno provato e che proveranno milioni di persone.
Il vuoto assoluto, l’impotenza psico-fisica, la sensazione di aver sbagliato treno, di aver rincorso un bisogno mai esistito, un sogno impossibile da realizzare.
***
Mi rimbalza, senza una ragione precisa, la ragione che mi ha spinto a scrivere su un blog qualche anno fa: guadagnare.
Mi vien da ridere al pensiero!
Certo che se voglio guadagnare parlando dei miei vuoti, mi sto avvicinando seriamente alla demenza senile!
Stranamente, però, la cosa non mi interessa!
Il blog è mio, lo gestisco io e ci scrivo ciò che più mi fa piacere! Attinente o meno con l’argomento di fondo. Tanto chi vuoi che se ne accorga?
***
Per ora mi gusto le pagine di questo quaderno a righe (prima elementare). Il suo profumo mi riporta ai tempi spensierati della scuola, alla bellissima sensazione di sollievo che sto provando nel non servirmi della tecnologia. Ben inteso, non abbandonerò mai il mio pc, come non rinnego, nel modo più assoluto, la rete virtuale. Grazie ad essa sto allargando i miei orizzonti e sto conoscendo persone meravigliose, grazie ad essa ho ripreso i contatti con persone che da tempo non vedevo, come rinnegarla!
Mi sto, però, rendendo conto che ogni tanto fa bene riscoprire, ritrovare il passato: i vecchi profumi, i vecchi sapori,… (che sia la vecchiaia?).
Sono miracolosi!
Guariscono ogni tipo di ferita!
Può essere che la nascondano, semplicemente.
Ma in quel momento ti fanno sentir bene!
Io, adesso, alle 2:30 della notte, dopo aver scritto tante parole senza senso, mi sento rilassata, in pace con me stessa.
Tu dirai, “Chi se ne frega!”, giustamente!
Ma , a te che sei riuscito, miracolosamente, a leggere tutto, ad arrivare fino a questo punto, ti chiedo, se da “Scrittore per caso”, da “Blogger fai da te”, hai mai provato quella sensazione di vuoto, di aver preso il treno sbagliato, cosa hai fatto? Come hai reagito? Quale soluzione hai trovato?
Se invece, leggendo queste righe hai pensato “Questa è proprio da ricovero”, penso che tu sia semplicemente fortunato e molto forte di carattere, come fai?
PS: Sto già inoltrando domanda per un ricovero immediato della sottoscritta, non serve la camicia di forza! Con la lingua fuori

Un amaro sorriso

donna voltoQuel sapore d’impotenza di fronte alla vita, quell’amaro in bocca che ti perseguita da tempo, al quale non riesci a sfuggire, non puoi sfuggire. Qualsiasi cosa cerchi di fare, sembra inutile, non ti appaga, anzi ti scoraggia, ti atterra come se fossi un pupazzo di neve sotto il sole cocente dell’estate che sta per finire.

(altro…)

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